venerdì 27 giugno 2008

7 - La locanda

Versione 1.0.4

Ormai era sera quando raggiunsero le porte a sud della cittadina. I primi edifici che incontrarono, appena fuori dalle mura, fu una locanda sulla loro destra, ed una stalla per i cavalli sul lato sinistro della strada. Di fronte a loro il grande cancello sorvegliato da guardie armate divideva la strada dall'accesso sud della città. Di notte quell'enorme grata di ferro rimaneva chiusa per proteggere i cittadini da eventuali attacchi esterni. L'orario di chiusura era imminente, le persone che abitavano nelle zone limitrofe stavano uscendo per tornare ai propri domicili per la notte.

Il nostro gruppo decise di fermasi alla locanda ed aspettare l'indomani per fare un giro in città. Appena varcata la soglia un forte odore di spezie e di birra li assalì. Si guardarono intorno, il locale era pieno di gente: commercianti, artigiani, avventurieri tutti intenti a distrarsi dopo una dura giornata di lavoro.

Dal lato opposto della taverna, una voce echeggiò sopra le altre:
Ecco i nobili che entrano nella umile dimora di eremiti!” Il tono beffardo era ovviamente rivolto a loro, enfatizzando i consunti e poveri indumenti usati. La battuta ebbe effetto facendo sorridere praticamente tutta la locanda. Il nano tirandosi su le maniche, prese la direzione del tavolo dove i burloni sedevano, ma venne fermato immediatamente dal resto del gruppo "Non creiamo altri problemi, già ne abbiamo abbastanza!" sussurrò l'elfo nell'orecchio. Il nano brontolò qualcosa riguardo ad un divertimento mancato ma obbedi.

Tutta la locanda osservò il gruppo mormorando tra loro, i quattro compagni fecero finta di nulla e si diressero verso il bancone centrale. Arrivati vicino all'enorme oste intento a riempire boccali gli fecero un cenno
"Spiacente ragazzi ma non facciamo elemosina qui!" esclamò il locandiere prima che aprissero bocca senza lasciare lo sguardo dai boccali spumeggianti di birra
"Siamo qui per passare la notte e per un pasto caldo; abbiamo i soldi" replicò l'elfo. L'oste si fermò dal suo lavoro e squadrò il gruppo uno per uno "Davvero? La camera comune per una notte ed il pasto per quattro persone viene 1 moneta d'oro! Siete sicuri di averla?" chiese incuriosito.
L'elfo aveva già in mano la moneta e la fece rotolare sul banco. L'oste guardo la moneta come se fosse la prima volta che ne vedeva una.
"Ok! La camera comune è di sopra, accomodatevi dove trovate posto, vi porterò qualcosa da mangiare appena pronto".

"Quanto per un buon boccale di birra?" chiese il nano mentre si faceva spazio per arrivare al bancone, una gomitata su un fianco da Crystall affievolì l'entusiasmo del nano. "Non abbiamo molto denaro, è bene risparmiarlo per comprare indumenti decenti domani!" gli sussurrò.
Il nano incupito si corresse senza levare lo sguardo torvo dalla ragazza dai capelli corti."Oste, lascia stare la birra, mi è passata la sete"

"La birra la offriamo noi! Chiedo scusa per la battuta di prima del mio amico, ha superato di un paio di boccali il limite della ragione" un uomo con la tunica rossa da mago che aveva seguito con curiosità la conversazione si avvicinò a loro "Venite al nostro tavolo e raccontateci la vostra sventura, il vostro modo di fare non si addice ai vostri indumenti" indicò con un sorriso la direzione del tavolo dove un gruppo di avventurieri erano seduti a conversare.

Alle prime il nostro gruppetto rimase fermo in silenzio ma il nano, che di sete ne aveva molta, accettò volentieri "Per una birra si può fare" esclamò dirigendosi verso il tavolo pronto ad assaporare la deliziosa bevanda. Gli altri si guardarono l'uno con l'altro, ma alla fine lo seguirono in silenzio rimanendo in allerta per qualsiasi evenienza.

martedì 24 giugno 2008

6 - Il sogno

Versione 1.0.4

Davanti a se c'era un bel giovane sorridente, stavano tornando dal villaggio. Percorrevano insieme un sentiero battuto che li portava alla loro casa, lei lo prendeva in giro, lui gli corse dietro e la cinse con le mani, tutti e due ridevano, il giovane la portò vicino a sé, la guardò negli occhi, e gli dette un dolce bacio. Lei chiuse gli occhi e si lasciò andare fra le sue braccia, amava quell'uomo, era suo marito.

Quando li riaprì vide una scena terrificante, lui era a terra morto in una pozza di sangue, aveva la testa fracassata e un bimbo morto tra le sue braccia. un impeto di disperazione la assalì, perché sapeva che quello era suo figlio.

Una serie di immagini percorsero velocemente la sua mente:

Vedeva una pedana circolare con diversi cerchi concentrici bordati di rune da cui al centro fuoriusciva una colonna di luce blu; un drago rosso intento ad attaccare lei ed i tuoi compagni, un cono di fuoco fuoriuscì dalla sua bocca, lei riuscì a schivarla ma prese in pieno il resto del suo gruppo; uno strano frutto bianco nella sua mano; una grotta piena di lava dove centinaia di nani erano concentrati a forgiare qualcosa sopra enormi incudini neri; il busto di una donna con squame e occhi da serpente che rideva come una pazza; una enorme fortificazione a perdita d'occhio di una immensa città in rovina ed infine uno strano animale simile ad un coccodrillo con 6 zampe che le correva incontro, quando fu a pochi passi aprì le fauci e le alitò addosso qualcosa. Si sentì bruciare e vide che piano piano si stava pietrificando.
Lanciò un grido.

Si svegliò di soprassalto che ancora gridava. Era buio, sopra di lei tre ombre la stanno tenendo, le stavano dicendo qualcosa che lei non capì. In preda al panico, gridò più forte e si dimenò come una forsennata in preda a crisi di isterismo.
"Calmati Crystall! E' tutto finito! E' stato un brutto sogno! Calmati ti prego!"

Dopo qualche attimo si rese conto che i tre individui erano i suoi compagni, cercavano di tranquillizzarla. Quando riprese un po' di lucidità, scoppiò a piangere, passò qualche minuto prima che riuscisse a dire qualche parola. Intervallato dai singhiozzi del pianto, tentò di spiegare l'incubo. Finito il racconto, osservò i suoi compagni, c'era sgomento nei loro volti , perché quegli eventi, in qualche modo, erano familiari.

Arrivò il mattino, nessuno era più riuscito a dormire quella notte, volevano arrivare in città il prima possibile per trovare risposte riguardo alle loro identità. L'elfo, per ricambiare l'ospitalità, lasciò 5 monete d'oro dentro il fienile per ringraziarli, presi dall'unica proprietà in loro possesso: il sacchetto dei misteriosi individui. Sperava che non li trovassero prima che fossero partiti, non avrebbero potuto dare spiegazioni su come avessero quel denaro.

Consumata la colazione, sempre offerta dai gentili contadini, si prepararono per la partenza. Nel pomeriggio erano ormai giunti nelle vicinanze della cittadina. Era circondata da grandi mura, l'immenso territorio coltivato rivelava la natura del tipo di commercio. Incerti sul da farsi si avvicinarono nella speranza che laggiù qualcuno li avrebbe aiutati.

sabato 21 giugno 2008

5 - La fattoria

Versione 1.0.4

Era ormai tardo pomeriggio quando arrivarono ai confini dei primi campi coltivati. Nei pressi della fattoria più vicina, un gruppo di contadini erano impegnati ad arare un campo; un uomo, una donna di mezza età e un ragazzo più o meno di 15 anni. Dai loro abbigliamenti si capiva che non passavano un bel momento, la loro vacca era molto magra e gli attrezzi avevano passato momenti migliori. Appena li videro lasciarono il proprio lavoro e corsero per offrigli assistenza.

"Misericordia! Che vi è successo? state tutti bene?" disse la contadina preoccupata:
"Siamo stati derubati. Avete qualcosa per coprirci e del cibo?"
"Ma certo, non preoccupatevi, ci penseremo noi!" rispose il contadino.

Le ragazze si sentirono a disagio e tentarono di coprirsi quando videro che il loro figlio era rimasto imbambolato per tanta bellezza. La madre, quando se ne accorse, gli dette uno scappellotto e lo spedì alle case dei loro vicini per chiamarli. Il ragazzo un po' restio corse via ma inciampò e cadde in terra poco dopo; distratto a guardare altre cose invece che alla strada, gli rendeva il percorso difficile.

I contadini accompagnarono nel loro casolare i nostri amici dandogli qualche parola di conforto per l'accaduto. Erano esausti e un po' di cibo li aiutò a riprendere le forze, chissà da quanto tempo non mangiavano. Arrivarono anche i contadini nelle vicinanze chiamati dal giovane; si organizzarono per trovare qualcosa da far indossare, nel frattempo vollero informarsi sull'accaduto. L'elfo e gli altri risposero in modo generico, omettendo la parte con il misterioso gruppo.
"Mi dispiace ma questi abiti sono vecchi e consumati, ma è tutto quello che abbiamo, non ci possiamo permettere di meglio" disse la contadina sconsolata.
"Vi ringrazio per l'ospitalità e per quello che ci avete offerto è molto di più di quello che ci aspettavamo, non sappiamo come sdebitarci".

Gli abiti ricevuti erano delle vecchie camicette e delle gonne lunghe sdrucite per le ragazze e un vecchio paio di pantaloni corti ed una vecchia maglietta bucata per l'elfo; il difficile fu trovare qualcosa da dare al nano, gli modificarono una vecchia palandrana conformandolo per la sua altezza ed una cintura fatta di canapa, sembrava una tonaca da prete se non fosse per il colore sbagliato.

I contadini insistettero per fargli passare la notte come loro ospiti, il tragitto per arrivare alla città era ancora lungo, i ragazzi accettarono ma preferirono dormire nel fienile per non abusare della loro ospitalità. Il fienile della piccola fattoria era completamente vuoto a parte alcuni pagliericci e pochi attrezzi per coltivare, si coricarono subito e presero sonno velocemente per la stanchezza della giornata,

Ma non fu una notte tranquilla.

giovedì 19 giugno 2008

4 - Il tatuaggio

Versione 1.0.4

Il gruppetto seguì la strada conducendoli verso una valle dove in lontananza si intravedevano campi coltivati. I nostri compagni avanzavano lentamente, non era facile camminare a piedi nudi lungo il sentiero, le pause erano frequenti.

Il nano si dilettava a prendere in giro l'elfo, fra le due razze c'è sempre stato ostilità più o meno velata, ogni occasione era buona per punzecchiarlo. L'elfo non lo ascoltava, era assorto nei suoi pensieri nel tentativo di ricordare qualcosa.
Ma pure ora che conosceva il suo nome, non riusciva a ricordare altro. Si girò verso le due ragazze e vide che lo stavano osservando; si sentiva a disagio per la sua nudità,
"Hai un bel tatuaggio!", disse la ragazza dai capelli corti mentre l'altra sorrideva.
"C..cosa?" L'elfo imbarazzatissimo si guardo giù ma si rese conto che si riferivano al braccio. Il nano, per il rossore dell'elfo, si stava facendo una fragorosa risata, quasi cascò in terra dalle convulsioni.
L'elfo fino a quel momento non si era accorto del tatuaggio lungo tutto il suo l'avambraccio. Raffigurava una spada in posizione verticale con l'elsa in alto, un serpente era attorcigliato lungo la lama con la testa sopra l'elsa; il rettile aveva la bocca aperta ma non vi era disegnato la lingua biforcuta; era tutto nero e ben dettagliato. Quel disegno lo incupiva ma non sapeva il perché.

Mentre camminavano l'elfo si mise ad osservare le sue due compagne che avevano preso la testa del gruppo, erano due donne, ben tenute e molto seducenti. Il nano, come tutti della sua razza, era basso e di costituzione molto robusta; le sue cicatrici ricordavano un combattente o un minatore. Lui invece aveva un fisico longilineo ed asciutto e, rispetto alla sua razza, abbastanza robusto

"Bisogna trovare un nome a chi non ce l'ha!" disse Merewyn ad un tratto
"Dobbiamo pur chiamarvi in qualche modo! Che nome vi piacerebbe avere? Almeno finché non conosceremo la vostra vera identità"
"Beh... non so..." disse imbarazzata la ragazza con i capelli corti
Merewyn la squadrò bene, ci pensò un attimo
"Che ne dici di Crystall? Ti dona molto sai?" La ragazza dai capelli corti ci penso un po', poi con un sorriso disse
"Mi piace!"
"E tu nano? come vuoi essere chiamato?"
"Rompiscatole!" suggerì l'elfo.
"Ahhh ma allora ci senti!" ironizzò il nano guardando l'elfo
"Che ne dite di BruntAmmazzaelfi?"
"Mi sembra un po' eccessivo... Grunt mi sembra più appropriato!" sorrise Crystall. I tre ragazzi fecero una risatina.
"Fate un po' come vi pare!" Il nano brontolò qualcosa e tenne il broncio per il resto del tragitto.

lunedì 16 giugno 2008

3 - il saluto

Versione 1.0.4

"Più o meno?" chiese perplesso il nano "Che vuol dire più o meno?" ringhiò, "Conosciamo solo 2 di voi, tu elfo e la donna dagli occhi verdi" rispose l'uomo misterioso
"Il nome dell'elfo è Heilanon, mentre quella della tua amica è Merewyn, voi due purtroppo non vi conosciamo". I ragazzi si guardarono pensierosi, a nessuno dei quattro erano familiari i nomi appena detti,
"Come fate a sapere i nostri nomi?" chiese sospettoso l'elfo,
Non possiamo dirvi altro, ne va della vostra vita, saprete tutto a suo tempo!"
La donna dai capelli corti stava per dire qualcosa quando l'uomo misterioso continuò
Ecco, prendete questi soldi per potervi procurare qualcosa da indossare, dirigetevi verso la cittadina, là troverete quello che vi serve".
"Quando sarete pronti, dirigetevi verso la città di Skuld. Li qualcuno vi potrà aiutare

L'uomo con il mantello prese un sacchetto di monete dalla cintura, il mantello si apri abbastanza per far notare un pendaglio raffigurante un rapace, su di una foglia di edera in un cerchio d'oro. L'elfo incuriosito chiese riguardo al medaglione, ma l'individuo chiuse il mantello senza dire una parola e si allontanò.
"Addio e buona fortuna! Ci rivedremo ancora!”. salutò il misterioso uomo mentre raggiunsero il loro compagno mago.

Nello stesso momento l'individuo con il mantello mimetico ritornò, aveva un raffinato piccolo arco composito nero in mano ma stranamente non portava la faretra, fece un no con la testa e si riunì al gruppo, pronunciò una parola e quello strano arco magicamente si trasformò in un bastoncino nero lungo 30 cm. dopodiché uscirono dalla vista dietro la curva da dove erano venuti

"Che diavoleria magica è quella!" esclamò il nano con disprezzo; i nani non amavano la magia. La donna dai capelli corti corse verso i loro salvatori
"In che direzione è la citt..." non finì neanche la frase, si fermò; i misteriosi salvatori erano scomparsi.
L'elfo si avvicinò ai resti dei goblin per trovare qualcosa di utile ma gli unici oggetti rimasti erano 2 spade corte inutilizzabili, completamente fuse e deformate.

I giovani, straniti per l'evento, dopo essersi guardati negli occhi decisero di prendere il sentiero ed iniziarono la tortuosa discesa davanti a loro.
Una sensazione strana si insinuò nella testa della ragazza dai capelli corti rimasta un po' indietro dal gruppo, si voltò e vide in lontananza, sopra uno sperone di roccia, un vecchio con uno svolazzante mantello scuro intento ad osservarli, in una mano teneva un bastone con la punta ramificata con un oggetto legato nel mezzo. Corse verso gli altri chiamandoli, tutti si girarono e guardarono nella direzione che indicava, ma non c'era nessuno.
"Eppure vi assicuro che prima c'era un vecchio!" sospirò la ragazza delusa.

sabato 14 giugno 2008

2 - I misteriosi salvatori

Versione 1.0.4

Una enorme deflagrazione li prese in pieno annientandoli all'istante, qualcuno aveva lanciato una potente magia da un punto imprecisato alla loro destra. Il nostro gruppo, ormai rassegnato al loro infausto destino, si guardarono con circospezione cercando di capire cosa o chi li aveva salvati.

Da dietro le rocce spuntarono 3 individui, due indossavano dei mantelli verde scuro tendente al marrone, mentre il terzo una grande tunica blu scuro con i bordi coperti di rune nere, classico indumento di un operatore dell'arte della magia. I loro grandi cappucci abbassati sulla testa non lasciavano intravedere le loro identità. Quest'ultimo doveva essere l'autore dell'esplosione, egli si soffermò ad osservare il risultato della sua opera.
Gli altri 2 si misero a confabulare sottovoce fra loro osservando i 4 compagni svestiti in fasi alterne alla silenziosa discussione.
I 4 giovani denudati rimasero esterrefatti quando si accorsero che a parlare non erano in due ma in tre. Quest'ultimo aveva un mantello molto particolare, cambiava colore dipendentemente dalla zona dove si trovava rendendolo mimetizzato quasi alla perfezione con la vegetazione; se stava fermo era praticamente invisibile alla vista.
Nel frattempo il mago si unì alla conversazione e ad un cenno l'individuo mimetizzato corse via in direzione dei goblin fuggiti con il bottino degli sventurati.

L'elfo e i suoi compagni piano piano si avvicinarono ai loro salvatori per comprendere almeno qualche parola della discussione. Ma proprio quando la posizione poteva offrire qualche informazione, smisero di parlare e andarono incontro ai nostri compagni. l'individuo in tunica blu rimase indietro per controllare la strada. I grandi e larghi mantelli ed i cappucci abbassati sulla testa non dettero nessuna informazione sui loro proprietari, non si poteva distinguere neanche il loro sesso.

Uno dei due individui misteriosi parlò con una voce maschile:
"Siete solo voi? Dove sono gli altri? Qual'è il vostro nome?"
L'elfo si guardò attorno e disse:
"Siamo solo noi 4, non ci sono altri che io sappia, e a dire la verità non ricordo neanche chi sono io"
I due si rimisero a confabulare sottovoce fra loro, l'unica cosa che l'elfo ed i compagni riuscirono a comprendere fu che la seconda persona era sicuramente una donna. Ormai fu chiaro che questi misteriosi salvatori sapevano qualcosa su di loro e si aspettavano di trovare altre persone.

"Voi sapete chi siamo?" Chiese la donna nuda con i capelli corti
"si, più o meno..." risposero.

mercoledì 11 giugno 2008

1 - I 4 compagni

Versione 1.0.4

Tutto iniziò una mattina di tarda primavera, quando un giovane elfo si svegliò da uno strano torpore. Era relativamente giovane data la sua longeva età, assomigliava ad un ragazzo di 20 anni ma in realtà ne aveva almeno 110, era di carnagione pallida, capelli bianco argenteo e due grandi occhi verde oro, il suo fisico era snello ma robusto;

ed era nudo.

L'elfo si sentiva smarrito, la testa gli girava e non capiva cosa fosse successo prima di addormentarsi. Il posto non gli era familiare e, guardandosi intorno, si accorse che non era solo. Altri tre individui erano con lui, anche loro senza abiti, senza armi, senza attrezzatura. Due erano donne, e il terzo un nano.

Una di queste donne era una giovane di circa 20 anni, molto bella, carnagione abbronzata con capelli corti e neri. L'altra invece era di carnagione chiara, lunghi capelli neri altrettanto giovane, forse un paio di anni in più dell'altra ma anche lei molto affascinante per essere una donna umana.
Infine il nano con la sua classica corporatura bassa e tozza, aveva lunghi capelli rossi e una lunga e folta barba rossa che arrivava all'ombelico. Anche lui dava l'impressione di avere circa 30 anni che, per la longevità di un nano, corrispondevano all'incirca 120 anni.

L'elfo li osservava, gli erano estranei, ma a quanto pare erano incappati nella stessa sventura. Era preoccupato che avessero avuto la peggio ma anche in loro, come lui, non si distinguevano segni di lotta o ferite, e mentre pensava che fossero morti, iniziarono a muoversi e svegliarsi. Sembravano spaesati ed in preda a mal di testa, come lui del resto, quando ebbero la consapevolezza di essere nudi, tentarono di coprirsi ma poi con il tempo si resero conto che era inutile. Comportamento curioso per il basso senso di pudore, soprattutto nelle donne pensò.

Tutti si guardavano come se fosse la prima volta e, come l'elfo, erano in un posto sconosciuto. molto probabilmente qualcuno li aveva portati lì e derubati; ma chi sarà stato?
Ben presto si accorsero dell'incapacità di ricordare le proprie identità.

I 4 sventurati avevano perso la memoria, non ricordavano il proprio nome, la propria provenienza, la propria storia; si guardarono in silenzio per diversi minuti fino a quando la donna dai capelli lunghi parlò per primo:
"Chi siete voi? Che ci facciamo qui?"
"Non lo so, non ricordo niente..." disse l'altra ragazza.
"Devo aver dato fondo a troppa birra a quanto pare!" disse il nano.
L'elfo rimase in silenzio osservando i suoi compagni.

Dei rumori giunsero da dei cespugli lontano un centinaio di metri da loro, preoccupati per il loro stato si avvicinarono fra di loro guardando in direzione del rumore, erano coscienti che nella loro situazione non potevano difendersi in modo efficiente. L'elfo e il nano guardarono in giro se c'era un luogo dove rifugiarsi, ma erano in trappola, Si trovavano in una radura circolare circondata di montagne a strapiombo, l'unica uscita era in direzione del rumore. Dopo qualche attimo i nostri 4 compagni compresero la causa del rumore.

Era un drappello di goblin, dal materiale che avevano in mano, probabilmente erano gli autori del furto della loro attrezzatura. Quando i goblin si resero conto che non erano morti come credevano, tirarono fuori i loro pugnali e con il ghigno sul muso fecero capire che l'errore sarebbe stato riparato in poco tempo.

Ma qualcosa li fermò.

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